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AI Adoption Organizzazionale: Il Divario tra Tool e Learning

Tutti parlano di AI adoption ma temo che pochissime aziende stanno davvero imparando qualcosa… le aziende, non le persone.

Ieri, mentre stavo discutendo con Flavio Fabbri e altri colleghi di tecnologie di AI e della loro implementazione nei flussi aziendali, mi sono reso che sebbene ChatGPT, Copilot, Claude, Gemini, Cursor e gli strumenti LLM sono ormai ovunque e le persone stiano diventando molto più produttive, questo miglioramento resta individuale e non organizzativo.

Se ci pensate bene, usare l’AI non significa automaticamente costruire competenze condivise o vantaggi competitivi per l’azienda. Quello che succede invece è che qualcuno automatizza report in silenzio, qualcun’altro scrive codice 2x più veloce e altri ancora prendono decisioni facendosi aiutare nell’analisi da un LLM.

Ma nessuno è necessariamente consapevole degli sforzi dell’altro e come risultato l’azienda continua a funzionare come prima con solo alcuni (o molti) collaboratori individualmente ‘potenziati’.

E infatti, le organizzazioni riportano (quando son lontane dai riflettori n.d.r.) che non riescono a misurare un vantaggio nell’utilizzo dell’AI.

Sarà perché questo utilizzo ‘shadow’ dello strumento ben si presta alla duplicazione di lavoro e a misurare le cose sbagliate?

Non conta:

  • quanti e quali workflow hai creato
  • quanti token hai consumato per la scrittura di codice
  • se il chatbot ’taldeitali’ ti ha permesso di ridurre il costo del customer care dell’X%

Le domande che le aziende dovrebbero invece veramente farsi sarebbero:

  • cosa stiamo imparando come azienda?
  • quali competenze stanno diventando replicabili e trasportabili tra i reparti?
  • stiamo duplicando inutilmente effort e costi?
  • stiamo orchestrando una strategia AI in modo centralizzato e strategico?
  • stiamo formando correttamente i nostri collaboratori a diventare dei mini CEO delle loro funzioni con 30 risorse ciascuno tra esseri umani senzienti e agenti digitali? (cit. Matteo Genova Bocchi Bianchi)

C’è anche un altro problema: molte aziende stanno usando vecchi modelli di change management per una tecnologia che cambia ogni settimana.

Playbook, best practice, governance statiche che spesso diventano obsoleti appena pubblicati.

Secondo me uno dei vantaggi competitivi dei prossimi anni non sarà ‘avere accesso all’AI’ o saperla usare, quello lo avranno tutti.

Sarà piuttosto capire come trasformare queste conoscenze individuali in un patrimonio collettivo delle aziende e delle loro specificità.

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