Uomo in giacca e cravatta sorretto da un gigantesco mech blu in stile anime, metafora dell'AI come esoscheletro

L'AI è un esoscheletro: rende il facile ancora più facile e il difficile imbarazzantemente complesso

Ve ne eravate accorti? L’AI è come un esoscheletro, rende le cose facili ancora più facili, e le cose difficili imbarazzantemente complesse.

Siamo entrati nell’era in cui chiedere all’AI di pre-cucinarti una bozza di report è come chiedere a un barista un caffè: quello che però diventa ancora più difficile è attaccare un ragionamento al report, trovare un ‘so what?’.

La verità è che l’AI ancora più di un esoscheletro che di un robot, rende Il facile (riassunti, draft, slide, email) ancora più facile, solleva il peso per te.

Il difficile (pensiero critico, decisioni complesse, etica, strategia) diventa più difficile. Perché innanzitutto devi assicurarti che la macchina non ti abbia raccontato ‘m1nch1@t3’ e poi resti solo tu a dover fare la parte davvero umana. E lì non ci sono scorciatoie.

In un certo senso, l’AI non ruba il lavoro, ma ruba le scuse: diventa molto difficile dire ’non ho tempo per pensare’ - magari a un tuo collega oppure al proprietario dell’azienda - quando ormai anche i sassi sanno (o credono di sapere? n.d.r.) che la parte operativa te l’ha fatta la macchina in 4 minuti… ‘quindi che cabbasisi mi stai raccontando che nn hai tempo, Miriellone??’ - ti posson rispondere.

E siccome non è veramente vero che la macchina fa tutto, e tu - usandola - per il paradosso di Jevons, fai in modo che in futuro verrà usata sempre di più, tu ti stai apprestando a dover giocare nel campionato delle competenze più profonde, dove non è detto che tu (e chi collabora con te) siate pronti.

Mi verrebbe da chiedermi quanto dei nostri lavori - pur percepiti complessi - non fossero in realtà robe facili travestite da complessità.

Il bicchiere mezzo resta mezzo pieno, a volerlo guardare con ottimismo: è sufficiente investire sul ‘difficile’ (comprensione, giudizio, creativita’) per scoprire che l’AI è un amplificatore di cio’ che di meglio c’è in noi.

Resta il fatto che se siamo cio’ che vediamo, e se oggi con l’AI lo amplifichiamo pure, è meglio non guardare mai verso il basso dei nostri peggiori istinti. L’AI ahime’ potenzia anche quelli.

E tu, come stai gestendo l’effetto amplificatore di questa nuova tecnologia?

Raccontamelo nei commenti.

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