Sono le otto del mattino e se non stai orchestrando 42 agenti mentre prepari il caffè, sei già un fesso fosforescente!
Davvero? Sinceramente, basta con sta c@778 di narrativa.
L’AI non è la nuova religione, non è magia nera e non è una scorciatoia per diventare milionari mentre fai altro.
Quello che viviamo quotidianamente è solo l’ultimo passo di un percorso di progresso che conosciamo da anni. Potente, disruptive, foriero di cambiamenti, certo! Ma non inatteso e ingestibile.
Il vero problema non è l’AI ma sono i social invasi da fuffaguro che generano contenuti slop a manetta e che spingono ansia come modello di business per guadagnare dalle visualizzazioni: ‘se non usi questo agente non combini nulla’, ‘se non automatizzi tutto non vali nulla’, ‘Io stamattina ho creato dieci aziende orchestrando agenti autonomi, tu cosa hai fatto?’
Io? Io sto mangiando un cornetto e godendomi un capouccino, sto respirando. E va benissimo così.
La verità è molto più semplice: se il tuo lavoro si basa sul creare complessità inutile, l’AI per te sarà un problema, non perché ti sostituira’, ma perché i giochi a somma zero li vincono sempre giocatori più grandi e tu sei uno scricciolo d’uomo, come me, come tutti.
Pensa piuttosto a creare più valore di quanto ne consumi, che tanto la vita non è una gara di sprint sui cento metri, piuttosto è una maratona dove vali se la comunità di persone che ti riconoscono un valore continuano a farlo nel tempo
Se smettessimo di inseguire lo storytelling tossico della corsa all’efficienza totale e ricominciassimo a chiederci per chi e perché stiamo costruendo, ci accorgeremmo che l’AI sta semplicemente liberando valore…
Oppure sto sbagliando tutto e domani diventeremo tanti piccoli agent smith.
Tu che ne pensi? Dimmelo nei commenti e motiva la tua risposta, se ne hai il coraggio 😈


Commenti