La collaborazione è molto sopravvalutata, e spesso è il principale problema nelle aziende. Non mi credete?
Eppure sappiamo tutti che in azienda c’è una parola che tutti amano dire, nessuno osa mai mettere in discussione e che viene infilata ovunque: e la parola è proprio collaborazione.
La vedi già nelle Job description: “cerchiamo team player”, “ottima capacità di collaborare”; la vedi nelle riunioni: “coinvolgiamo anche loro così collaboriamo”…
Tradotto: buttiamo dentro una discussione quanta più gente possibile, così nessuno decide davvero ed eventuali responsabilità si spalmano su un continuum indefinito di collaboratori.
Meno nobilmente io asserisco che la maggior parte di quella che chiamiamo collaborazione è solo una ps1c8m1nch1@ta inventata e messa a bella posta per proteggere la chain of command dalle responsabilità e contemporaneamente applicare un bel po’ di moral-suasion ai soliti quattro gatti che fanno veramente il lavoro, e che per di più ora lo fanno peggio perché adesso sono costretti a perdere tempo in riunioni inutili, e ad accontentare le idiosincrasie di tutti.
In azienda, più aumenta la “collaborazione” e più succedono tre cose:
1. Il lavoro rallenta. Ogni decisione passa da tre call, due allineamenti e una slide “per condividere” ed essere “tutti on the same page”. Sai che c’è? Non stai lavorando. Stai spiegando il lavoro.
2. L’ownership sparisce. Se decidono in dieci, non decide nessuno. Se il risultato fa schifo, è sempre “colpa del processo”.
3. Il progetto si annacqua. Siccome ognuno deve dimostrare di meritare i soldi dello stipendio, allora ci deve aggiungere il suo pezzo. Nessuno riesce veramente a guidare questa cacofonia e lo scope creep trionfa.
Il risultato è invariabilmente un mappazzone che non piace a nessuno ma che non offende nessuno. Perfetto per morire di inedia.
Il punto è che questa non è collaborazione. È burocrazia con un nome più carino.
E poi c’è il grande paradosso aziendale: quello che più fai carriera e più “collabori” — cioè ad una certa il tuo lavoro diventa commentare il lavoro degli altri.
E lo chiamiamo valore aggiunto.
Ora, io non sto dicendo che lavorare insieme sia inutile, ma semplicemente che nelle organizzazioni aziendali si tende spesso e facilmente ad esagerare.
Dalla mia esperienza, il lavoro vero — quello che crea impatto — si manifesta per lo più quando una persona (o un piccolo gruppo) prende una decisione, si assume il rischio e va fino in fondo.
La collaborazione invece funziona bene quando è usata con parsimonia e mirata. Se invece diventa la regola, allora diventa rumore di fondo, e questo in azienda è la cosa più costosa che esista perché ti dà l’illusione che si stia facendo qualcosa quando in realtà nessuno sta facendo un beato c@778.
Tu cosa ne pensi? Cosa farai la prossima volta che ti butteranno dentro la solita riunione fiume con 20 persone di 7 reparti differenti per verificare lo stato di avanzamento della proverbiale corazzata Potemkin?


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