Dashboard di metriche confuse e interconnesse che nascondono le vere decisioni aziendali dietro una cortina di numeri

Più Metriche, Meno Coraggio: Quando i Dati Diventano una Scusa

Più metriche hai, meno coraggio ti serve, perché in questo modo hai sempre una scusa pronta per qualche pessima decisione che hai preso.

Non è una cosa positiva — ovviamente — tartassare i dati per difendere qualsiasi scelta, anche quelle sbagliate.

Certo, puoi sempre dire che ‘i dati dicevano così’, ma implicitamente è molto più difficile dire ‘mi sono assunto il rischio’…

Il rischio di che, se ti sei creato delle metriche che invece di servire a misurare, servono a proteggere chi decide?

Alcuni esempi concreti

1. Il ROAS è positivo, quindi la campagna funziona

Una m1nch1@t@ apocalittica la cui traduzione è che stai guardando solo il ritorno pubblicitario di breve periodo e ignorando probabilmente i margini reali, la pressione promozionale, e probabilmente non ti stai neanche chiedendo se CAC < CLV.

2. Abbiamo aumentato il tasso di apertura delle email del +25%

Fantastico cicci belli, e se presa in isolamento avete solo migliorato un numero che non impatta — da solo — il business. C@778, per quel che ne so potete aver scritto sul titolo della mail ‘gelati al pistacchio gratis per tutti’, bella forza che hai aumentato l’open rate.

Intanto magari le conversioni sono ferme perché i clienti non trovano connessione tra il titolo della comunicazione e l’offerta. Ah, e intanto hai anche il churn in crescita perché i tuoi clienti pensavano che vendessi fashion e tu gli hai spinto un gelato al pistacchio.

La vera domanda

Chiediti sempre se stai davvero usando i dati per decidere oppure se per non rischiare mai.

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