C’è un paradosso curioso nel modo in cui le aziende valutano il lavoro che svolgete, ed è una delle ragioni principali perchè gli ambienti dove lavoriamo sono oltremodo complessi.
A parole tutti vogliono semplicità: processi chiari, facili da scalare, personalizzabili per la gestione delle eccezioni clienti, comprensibili anche dopo anni. Tutti sanno che la complessità, quando cresce senza controllo, diventa un costo, e a parole vorrebbero evitarla.
Nei fatti però la semplicità raramente viene premiata.
Un sistema ben progettato tende quasi a sparire: siccome funziona non fa rumore e non richiede continue spiegazioni: per questo spesso sembra banale e chi lo progetta resta invisibile.
La complessità invece si vede. Vi sarà capitato anche a voi: emergenza catatonica dovuta a qualche processo che risale al pleistocene e che in teoria richiederebbe un semplice fix, ma arriva il consulente di turno e vai di diagrammi, livelli, componenti, dipendenze. Architetture che impressionano nelle presentazioni e danno l’idea di grande sofisticazione e non risolvono un c@778 oppure peggiorano la situazione.
Il punto è che togliere complessità richiede spesso più competenza che aggiungerla, e richiede anche più competenza per valutarla: si tratta di un lavoro meno spettacolare ed è quello che decide se un sistema resterà sostenibile negli anni.
E siccome - per il principio di Peter - chi vi valuta ha tutte le chances di essere un incompetente nucleare, sebbene la semplicità non sia l’assenza di sofisticazione ma la sua forma più alta, quello capira’ c@771 per fischi e ce l’avrete sempre nello stoppino.
E voi cosa ne pensate? Al prossimo problema farete semplicemente il vostro lavoro oppure l’avete capita e comincerete a fare gli splendidi?


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