Se una riunione importante va a ramengo dopo che hai parlato, non è colpa dei dirigenti che non sono in grado di ascoltare, è più probabile che sia colpa tua.
Non voglio portarti rogna, ma un articolo di MIT Sloan spiega chiaramente come ci sia un malinteso di fondo: la leadership non è solo questione di slide fatte bene e storytelling efficace. Bisogna aver saputo leggere la sala prima di entrarci.
A me è successo tante volte e scommetto sia successo anche a te che leggi: entri in una riunione di board dove si decide davvero qualcosa di importante, ti senti pronto, hai ripassato presentazione e controargomentazioni, ti metti a parlare sicuro e quel castello d’invincibilità che ti eri illuso di aver costruito crolla in cinque minuti.
Te ne accorgi sempre allo stesso modo: finisci di parlare e c’è il silenzio, qualcuno annuisce senza convinzione, qualcun altro si chiude, se ti va male ti tempestano di domande che non c’entrano nulla con quel che hai presentato e la decisione non arriva.
Scommetto che quando ti è successo hai pensato: “forse non sono stato chiaro”, “forse le slide non erano abbastanza semplici”.
E invece no: il problema di solito è un altro. Sotto pressione ti dimentichi di leggere la sala e cambi modo di ragionare; senza accorgertene rendi la vita più difficile a chi ti ascolta.
Come pensa chi ti ascolta
Ogni manager ha il suo modo di pensare. C’è chi arriva con tutto già definito, chi decide parlando, chi scribacchia degli appunti, chi si distrae e diverge, chi scarica il ragionamento sul gruppo, chi esplora mentre parla. Sono modi diversi di pensare e spesso sono il motivo per cui quella persona ha fatto carriera ed è arrivata nella sala dove stai facendo la presentazione.
Ancor di più, quando la posta si alza, ognuno si rintana ancora di più nel suo stile: quello preparatissimo diventa rigido, quello veloce diventa schiacciante, quello che esplora inietta involontariamente confusione. È un attimo che la riunione prende troppe direzioni contemporaneamente e tutto va in m8n@.
Il punto non è il tuo stile, piuttosto l’effetto che produce sugli altri. Oltre a chiederti quanto possa essere difficile seguirti, dovresti chiederti:
- Cosa ti stai aspettando da chi partecipa alla riunione?
- Chi sono e con quale grado di consapevolezza sono entrati in riunione?
- Devono solo approvare, interpretare, aspettare o contribuire davvero?
- Come gioca quello che proponi nei loro obiettivi di lungo periodo e nei rapporti di forza che ci sono nella sala?
Il paradosso di chi guida
La parte ironica è che chi guida spesso non se ne accorge finché non è tardi.
In realtà dobbiamo essere in grado di controllare questi elementi prima di una riunione ed essere in grado di accorgerci di come gli umori mutano mentre questo succede. Sembra molto semplice ma non lo è.
Tu cosa ne pensi? Come prepari le riunioni per raggiungere un “sì”?


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