Stiamo permettendo che l'AI distrugga anche la nostra capacità di pensare?

Stiamo permettendo che l'AI distrugga anche la nostra capacità di pensare?

Non prendiamoci in giro, oggi siamo tutti spinti ad utilizzare l'AI per scrivere, analizzare dati, abbozzare strategie, sintetizzare idee, scrivere codice, sempre più velocemente, sempre meno cerebralmente.

Non prendiamoci in giro, oggi siamo tutti spinti ad utilizzare l’AI per scrivere, analizzare dati, abbozzare strategie, sintetizzare idee, scrivere codice, sempre più velocemente, sempre meno cerebralmente. Chi lo fa, probabilmente, sarà produttivo e si starà tenendo il lavoro; per gli altri l’oblio, forse, per ora..

Eppure, silenzioso come un Killer, nell’ombra si annida il rischio che l’AI ci porti a perdere le competenze fondamentali che ci rendono efficaci: si chiama Skill Atrophy, ovvero la perdita delle capacità di giudizio ed esecuzione pragmatica legato all’eccessiva delega ai GPT; si tratta della riduzione dell’esercizio attivo del nostro pensiero.

Nel nostro “fare offload” all’AI - è vero - siamo facilitati nell’elaborazione delle nostre attività professionali; questo tuttavia non ci esenta dal dover pensare criticamente, sintetizzare, scegliere quale sia la forma finale con la quale comunicare i pensieri, indipendentemente che sia una macchina a suggerirli.

E allora, se il nostro cervello deve essere nel loop di produzione, abbiamo tre possibili scenari:

  1. In un primo scenario, siamo collo di bottiglia per le macchine, schiavi di processi pensati per richiedere 5-7 interazioni quotidiane, e non le centinaia che la velocità dell’AI - inevitabilmente - promuove. In questo scenario, sono le nostre capacità limitate di esseri umani a rallentare la macchina, e comunque ne siamo schiavi.

  2. In un secondo scenario, ci abituiamo alle risposte “pronte” degli LLM pur di mantenere il ritmo che l’AI induce; produciamo più interazioni quotidiane, ma perdiamo l’istinto di porre domande, di mettere in discussione l’output della macchina; rispetto alla prima ipotesi, siamo solo differentemente schiavi.

  3. Nell’ultimo scenario, auspicabile, difficile e temo per molti impossibile, troviamo una via di mezzo: non siamo ne collo di bottiglia, ne clipboard biologiche tra l’output dei GPT e la nostra suite di Office.

Le competenze a rischio - peraltro - non sono quelle tecniche; è difficile per un programmatore smettere di saper programmare. Le competenze a rischio sono quelle cognitive ed esecutive.

Ovvero, il rischio maggiore è di andare a perdere:

  • Il pensiero critico, la capacità di analizzare e refutare quanto proposto, creando ed usando argomenti, non prompt.

  • La capacità decisionale, ovvero la facoltà di soppesare le opzioni e valutarne le conseguenze; l’interazione “veloce” con i GPT promuove - ahimè - il pensiero veloce, con buona pace del pensiero lento e dei suoi benefici.

  • La visione strategica, l’immaginare autonomamente scenari ottimistici e pessimistici, ipotizzare le probabilità che accadano, creare piani d’azione primari ed alternativi.

  • La capacità relazionale, ovvero la capacità di comunicare e negoziare direttamente con i tuoi interlocutori, e non attraverso l’aiuto di una macchina. Ad esempio: fate scrivere email o post Linkedin a GPT e i vostri interlocutori se ne accorgono? E’ ovvio che avete un problema…

In generale, se vogliamo prevenire la Skill Atrophy, dobbiamo cambiare il modo in cui usiamo l’AI.

Innanzitutto dobbiamo utilizzarla come sparring partner, e non come stampella, usando dei prompt dove esplicitamente chiediamo alla macchina di ragionare con noi cercando di farci mettere a fuoco meglio i nostri punti di vista; in pratica, dobbiamo usare lo strumento dei prompt interattivi e chiedere alla macchina di farci “challenge”, non di pensare per noi.

In secondo luogo, dobbiamo continuare a prendere decisioni senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale; davvero abbiamo bisogno di una AI che ci dica come fare un piano Marketing, valutare il CV di un candidato, oppure come fare framing di un risultato non perfettamente gradito? Dovremmo aver già imparato, nella nostra esperienza, che la risposta a simili quesiti è “dipende”, e dipende per lo più da informazioni di contesto che solo noi sappiamo valutare.

Interagendo con una AI, dobbiamo infine sempre chiederci: “Quale è la razionale di questa soluzione?”, “Che cosa manca?”, “Ho alternative?”. Non possiamo prendere sempre scorciatoie, a volte dobbiamo abbracciare il nostro pensiero lento, “and so be it”!

L’AI è uno strumento straordinario, ma non credo che i più la stiano usando correttamente! Molti penseranno di aumentare la propria efficacia; in realtà stanno probabilmente solo anestetizzando la loro intelligenza.

E quindi vi chiedo: fra cinque anni, sarà davvero ancora competitivo (si terrà il lavoro) colui che saprà usare GPT, oppure colui che saprà ancora pensare senza GPT?

Vogliamo discuterne?

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