Oggi l’UE ha proclamato lo stop alla distruzione degli stock invenduti di abbigliamento e calzature: applausi a scena aperta, manifestazioni di giubilo tra gli astanti, mortaretti, trick-track e champagne per tutti.
Giusto?
La misura è sacrosanta, ma parliamoci chiaro: l’eccesso di stock nel fashion è un problema costoso, ma altrettanto lo sono le strategie distributive indirette a logica di sell-in, la vacuità di una value proposition incentrata unicamente sul desiderio, l’abbassamento della qualità dei prodotti e l’innalzamento corrispondente del prezzo.
La gente non è citrulla.
Ben venga tutto ciò che aiuta l’ambiente, migliora le catene produttive e distributive e va incontro al sentire comune — però non dimentichiamoci di due cose:
- Maggiore regolamentazione metterà ulteriormente in difficoltà un comparto che non se la passa benissimo.
- Il fast fashion e le sue logiche restano comunque aggressive e difficili da fermare.
Regolare la distruzione degli invenduti senza affrontare i modelli di business che la generano è come curare la febbre con la tachipirina e non andare dal medico.
Ben venga tutto, giusto — ma non vorrei che ci stessimo tagliando i rami senza guardare le radici.
Curioso di sapere cosa ne pensate.


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