Per anni ho creduto che un buon manager fosse quello senza difetti. Poi ho dovuto imparare a gestire il collaboratore più difficile che avessi: me stesso.
Sono ADHD, e per gran parte della mia carriera ho fatto molta fatica a governare le emozioni. Reagisco troppo in fretta, a volte dico una parola di troppo, e mi accorgo solo dopo di aver vissuto la stessa riunione in un modo completamente diverso da chiunque avessi davanti. La parte peggiore non è sbagliare, ma non accorgermene mentre succede.
Ci ho messo anni a capire che stavo affrontando il problema nel modo sbagliato e l’ho capito, di recente, anche grazie a una nota stonata.
Se hai visto La Leggenda del Pianista sull’Oceano forse sai di cosa parlo. Nel film, poco prima della sfida al pianoforte, Novecento suona un brano di Ennio Morricone in cui torna sempre una nota che sembra sbagliata.
La prima volta pensi a un errore, la seconda ti infastidisce, la terza capisci che è lì apposta: non per rovinare la melodia, ma per darle un senso.
Per gran parte della mia vita professionale ho pensato che quella nota stonata, in ufficio, fossi io. Come se qualcuno avesse cambiato lo spartito soltanto a me.
Così ho provato a diventare una nota perfetta. Ma stavo risolvendo il problema sbagliato: nessuna orchestra è fatta di note perfette. Gli orchestrali imparano ad ascoltarsi, a riconoscere le imperfezioni e a integrarle, non a sopprimerle.
Ho fatto lo stesso, e ho iniziato a dire apertamente dove faccio fatica, senza nasconderlo e senza usarlo come alibi. E le persone con cui lavoro hanno fatto la cosa più intelligente che un team possa fare: hanno costruito armonia intorno alle mie dissonanze.
A volte mi fermano, a volte mi traducono, a volte mi lasciano qualche minuto in più per entrare in tono con loro. Nel frattempo ho imparato a fare altrettanto.
Sono diventato un manager migliore non quando ho provato a eliminare i miei difetti, ma quando ho smesso di fingere di non averne.
Su LinkedIn siamo tutti bravissimi a mettere in fila promozioni, risultati e record. Siamo molto meno bravi a dire ‘qui faccio fatica’, credo per paura che qualcuno usi quella debolezza contro di noi.
Ma io ho smesso di crederci e non ho mai visto nessuno approfittare delle mie debolezze alle mie spalle: ho visto solo persone che davano fiducia e ne chiedevano in cambio.
Quindi ti chiedo una cosa diversa dal solito. Qual è la tua nota stonata? Quella che hai sempre cercato di nascondere e che, con le persone giuste intorno, è diventata parte della melodia.
🎵 Soundtrack: The Crisis — Ennio Morricone
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