Malvag.io
Statua in marmo di un uomo nudo con occhiali, seduto e pensieroso come Il Pensatore di Rodin, su un piedistallo di marmo

Il Pensiero Diventerà un Hobby? Quanto Stipendio Paga Ancora il Nostro Cervello

Diomidis Spinellis insegna ingegneria del software ad Atene e a Delft, e per due anni ha diretto i sistemi informativi del Ministero delle Finanze greco.

Pochi giorni fa ha scritto sul suo blog che il pensiero diventerà un hobby, ammettendo che scriverlo gli è già sembrato come scavarsi la fossa.

Mi ha colpito, non fosse altro perché una settimana fa ho scritto più o meno di avere una percezione contraria. Raccontavo di mio bisnonno, che faceva il maniscalco, e di cosa possa aver significato per lui l’arrivo dell’automobile. E tiravo un paragone con l’AI, che mi sembra cambiare il mezzo, non il fine, un po’ come fu con l’avvento dell’auto.

Spinellis usa proprio i cavalli come esempio: dal suo punto di vista, dopo l’arrivo del motore, andare a cavallo è diventato svago. I cavalli sono sopravvissuti, ferrarli per vivere molto meno.

Il suo punto di vista è in antitesi con il mio.

Eppure, dopo venticinque anni dentro le aziende, mi sono fatto l’idea che la gran parte di quello che in ufficio chiamiamo “lavoro cognitivo” abbia davvero poco a che vedere con il pensiero.

Scriviamo report che magari nessuno legge oltre il livello superficiale. Scriviamo mail per pararci il didietro. Facciamo riunioni di allineamento che il più delle volte si potrebbero evitare. Ci facciamo tre giri di approvazione su una decisione già presa, affinché, se succede qualche casino, nei guai ci vada l’approvatore.

Onestamente, se l’AI si mangerà per primo questo tipo di lavoro, difficilmente lo rimpiangerò.

Rimane molto più difficile da automatizzare chi mette la firma e risponde quando le cose vanno storte. Un modello potrà pure propormi dieci strategie, ma al primo sentore di tempesta, quando qualcuno deve scegliere quale rischio prendersi per risolvere una situazione e spiegarla al CEO, ho davvero poco timore di essere sostituito da una macchina.

Potrei sbagliarmi, per carità! Oggigiorno anche il giudizio si sta automatizzando in fretta, però finora non ho visto un CdA fare il mazzo a tarallo a un modello e quello rispondergli nel merito.

Spinellis, nel suo blog, prevede una resistenza feroce dei knowledge worker, perché controllano informazioni e decisioni. Ecco, quella resistenza la vedo già, ma quasi sempre arriva da chi ha costruito il proprio potere sul fatto che le informazioni passino dalla sua scrivania.

Vuol dire che il tapino di turno si è reso indispensabile, ma solo fino a prova contraria, e non necessariamente insostituibile: il tempo sa essere galantuomo, e al momento giusto lo ghermirà.

Per quanto riguarda me, scrivo qui ogni giorno senza che nessuno me lo paghi, quindi il mio hobby forse ce l’ho già, se tutto dovesse andare male. Mi resta da capire quanta parte del mio stipendio la paga ancora il mio pensiero, e secondo me è ancora tanta.

E voi? Prendete la vostra ultima settimana di lavoro e ditemi: quante ore avete pensato davvero, e quante le avete passate a far credere di averlo fatto?