Malvag.io
Fumetto: Data chiede al capitano Picard come si possa perdere senza aver commesso errori, e Picard risponde che è possibile, che non è una debolezza, che è la vita

Si può non commettere alcun errore e perdere comunque

Si può non commettere alcun errore e perdere comunque. Non è debolezza, è la vita. Questa frase andrebbe appesa in molte sale riunioni, perché nelle aziende facciamo l’esatto contrario: giudichiamo le decisioni dopo averne visto il risultato.

Il progetto fallisce e si cerca l’errore, l’investimento non rende e si cerca il responsabile, e il post-mortem parte da “chi lo ha fatto”, da “chi lo ha deciso”, invece che dalla considerazione di quale fosse il contesto e le informazioni disponibili al momento della decisione.

Gli psicologi lo chiamano bias dell’esito: valutiamo la qualità di una scelta in base a come è andata a finire.

E vale anche al contrario, perché un progetto filato liscio per fortuna diventa un caso di successo e chi l’ha guidato viene promosso, mentre la decisione impeccabile che ha incontrato il mercato sbagliato diventa una colpa.

Così si costruiscono organizzazioni che premiano la fortuna e puniscono, qualche volta, anche la competenza.

Ma perché questo pensiero di filosofia del management oggi?

Vedete, quella frase la pronuncia il Capitano Jean-Luc Picard in Star Trek The Next Generation; la rivolge a Data, un androide che cerca di diventare umano e che nella serie rappresenta la parte più razionale di noi. Dopo una sconfitta, Data si convince di essere guasto, perché per la sua logica perdere significa per forza aver sbagliato.

Mi è ritornata in mente perché ieri ho saputo che è venuto a mancare Patrick Stewart, l’attore che ha dato il volto a Picard.

Lo racconto volentieri su un network professionale perché le arti rappresentative, di cui le serie televisive sono solo una minima parte, sono anche degli ottimi spunti di parallelo tra ciò che è finzione e ciò che è reale.

E quella del capitano Picard è una lunga e ottima metafora sul potere esercitato con competenza, autocontrollo e rispetto per gli altri. Tant’è che Picard non era infallibile, ma sapeva rimettere in discussione le proprie convinzioni, proprio come dovrebbero saper fare molti dei capitani d’azienda con i quali ci interfacciamo, oppure che desidereremmo diventare.

E allora, credo valga la pena ricordare questa riflessione di un capitano che molti di noi avrebbero voluto essere, o almeno avere, oltre che l’uomo che lo ha incarnato sul piccolo e sul grande schermo.

Grazie, Sir Patrick! Make it so. 🖖