Sono nato in Sicilia, cresciuto in Calabria, educato a Milano, innamorato della Romania, mi sono aggiornato negli USA, sono affascinato dalla Cina e lavoro spesso con un approccio tedesco.
Sì, potete tranquillamente affermare che sono complicato, ma preferisco costruire il business all’incrocio tra culture diverse che non ragionare come uno che non è mai uscito dal proprio feed social.
Ritengo che il mondo non premi chi parla bene, ma solo chi esegue meglio.
Degli americani adoro come ti vendono la visione anche quando hanno solo una bozza. Dei tedeschi amo come siano in grado di ottimizzare anche ciò che funziona già.
Dei cinesi apprezzo che pensino in decenni mentre noi litighiamo sui trend settimanali, mentre dell’est Europa mi porto a casa che hanno ancora quella fame che in Occidente molti hanno perso da anni.
E poi c’è l’Italia. Un Paese pieno di talento, ma spesso così terrorizzato dall’ambizione tanto da stigmatizzarla.
Qui se dici che vuoi dominare un mercato sei arrogante. Negli USA ti chiedono invece “quanto velocemente?” e in Cina ti sfidano rispondendo “su scala globale, vero?”
La differenza non è economica ma mentale e in fin dei conti molti confondono la prudenza con la mediocrità e finiscono per sguazzarci beatamente.
Io no. Io preferisco essere considerato troppo scomodo piuttosto che vivere abbastanza piccolo da risultare rassicurante per tutti.
Perché la verità è che coloro che non si espongono al mondo finiscono inevitabilmente per idolatrare i propri limiti.