Siamo tornati ai tempi d’oro del keyword spamming, solo che stavolta il bersaglio non è Google, ma sono i motori di AI che rispondono al posto suo.
Uno studio di Trellner Research ha mandato 760 richieste a Perplexity del tipo “qual è il miglior software per X?” e ha analizzato le fonti citate per costruirle: 7.534 citazioni su 2.055 domini diversi.
La cosa interessante è che quasi il 60% delle fonti puntava a siti fuori dai 100.000 più visitati del web e — in modo particolare — un piccolo vendor di demo interattive, Guideflow, grazie a oltre duemila articoli del tipo “Best XXX software” è risultato la terza fonte più citata da Perplexity, davanti persino a Gartner.
Wikipedia invece? Citata solo tre volte su 7.534.
Ma la parte più istruttiva sono tre portali che hanno pubblicato qualcosa come 215.000 pagine del tipo “best [qualcosa]” e che sono risultati tutti ampiamente citati da Perplexity pur non avendo alcun ranking significativo su Google. Tutti e tre i portali non esistevano prima di dicembre 2023.
Eppure Perplexity li cita regolarmente. Perché?
A ben voler vedere, due di questi tre portali si descrivono nella propria homepage come “Facts & Grounding Page”. Grounding non è una parola che un essere umano userebbe per descrivere l’autorevolezza di una fonte: è un termine tecnico che indica il processo con cui un modello AI recupera informazioni esterne prima di rispondere.
Questo vuol dire che quei portali sono stati costruiti per essere letti specificamente dalle macchine che risponderanno alle persone. Centinaia di migliaia di pagine che nessun umano leggerà mai e che servono solo a influenzare un LLM, molto probabilmente anch’esse generate automaticamente.
La vecchia SEO vs. la nuova GEO
La vecchia SEO aveva un obiettivo: Google deve mostrarmi all’utente. Questa nuova GEO ne ha uno diverso: devo diventare una delle fonti che l’AI considera quando decide cosa raccontare.
Se domani chiediamo a un’AI “qual è la miglior crema per la pelle secca?”, la battaglia commerciale si sarà già svolta qualche millisecondo prima della risposta, nel momento in cui la macchina avrà deciso quali fonti leggere. E siccome qualcuno ha già iniziato a costruire contenuti specificamente per vincere quel millisecondo.
Mentre stiamo ancora tentando di capire come arrivare con quante più combinazioni di parole nella prima pagina di Google, qualcuno sta già scrivendo la risposta che l’AI darà ai tuoi clienti, in modo programmatico e invisibile sul sito. E salta fuori che potresti non essere tu.
Cosa fare adesso?
Forse dovremmo cominciare a fare tanta SEO tecnica sui nostri siti. Se abbiamo tanto contenuto dovremmo cominciare a farci percepire dagli LLM “grounding” per un determinato argomento. E se fossimo davvero fighi dovemmo cominciare a sperimentare su come creare factories di contenuti a uso e consumo dei nostri nuovi strumenti di ricerca preferita.
Oppure preferite continuare a limitarvi a pagare vagonate di soldi solo per farvi posizionare da BigG?
Il vero gioco inizia prima della risposta.