Ieri ho chiesto all’AI di provare a bocciarmi senza alcuna pietà.
Non gli ho chiesto di migliorarmi il CV né di suggerirmi il prossimo lavoro che tanto son felice dove sono. Ma piuttosto di cercare seriamente tutte le ragioni per cui un head hunter — un domani — NON dovrebbe presentarmi a un cliente a cui sono interessato.
Le ho fatto ricostruire tutto quello che poteva trovare pubblicamente su di me su internet: carriera, LinkedIn, interviste, progetti, sito, blog. Poi le ho chiesto: “Immagina di essere un partner di una società di executive search. Hai ricevuto un mandato per una posizione che penso di poter ricoprire. Cerca di dimostrare che sono un false positive.”
E lì è iniziato il divertimento, perché la macchina è bravissima a far emergere le cose che so fare e soprattutto quelle che il mercato non ha alcun motivo di credere che io sappia fare, almeno per come le comunico pubblicamente.
Ho scoperto che il posizionamento che emerge dalla mia carriera non coincide con alcuni ruoli che avrei considerato evoluzione naturale per il mio profilo stando alle competenze dimostrabili.
La cosa che mi ha colpito di più è che a un certo punto GPT mi ha spiegato, come fosse un vero head hunter, che per X non mi presenterebbe, semmai lo farebbe per Y, e poi mi ha dato cinque ragioni. A parte l’orgoglio ferito, ciascuna ragione potrebbe diventare un progetto per reinventare il mio CV nei prossimi 24 mesi. Mi ha suggerito attività reali che potrei sviluppare in azienda come: richiedere un budget in un certo modo e per un certo progetto, prendere una decisione impopolare, assumere una responsabilità che oggi appartiene a qualcun altro.
Poi abbiamo fatto lo stesso sulla mia presenza digitale.
Se qualcuno cerca il vostro nome su Google o lo dà in pasto a un LLM, cosa emerge? La persona che pensate di essere, quella che volete diventare, o quella che avete accidentalmente costruito pubblicando cose negli ultimi dieci anni?
Io la chiamo la triplice distanza: quello che raccontiamo, quello che documenta Internet, quello che vede il mercato. Queste sono informazioni professionali utilissime, laddove ahimè a volte scomode, e sono assolutamente azionabili.
Visto che settembre è un mese di grandi ripartenze e molti di voi si staranno già muovendo, vi suggerisco quindi di non chiedere all’AI perché siete bravi, ma perché dovrebbe scartarvi. Le risposte vi risparmieranno la faccia davanti a un head hunter che ha fatto alla macchina le stesse domande prima del colloquio, e che ora sa di voi più di quanto sappiate voi stessi.
Il prompt completo è qui. Usatelo e poi raccontatemi cosa avete scoperto.