Malvag.io
Meme a due riquadri: uno mostra un uomo che dice 'NO: Questa richiesta non ha senso'; sotto, lo stesso uomo dice 'SI: Mi aiutate a capire il razionale dietro questa richiesta'

Diplomazia d'Ufficio: il Linguaggio Che Non Vi Hanno Insegnato

Non siete incapaci di essere politici in ufficio, avete semplicemente deciso che non vale la pena impararne lingua ed espressioni tipo.

Sono anni che osservo le aziende che attraverso e quelle che mi raccontano i colleghi che incontro ad eventi, cene, aperitivi, e mi sono accorto che molte persone, soprattutto quelle che ragionano in modo molto diretto, vengono etichettate come ‘soggetti difficili’.

Non penso che abbiano torto in se, ma parlandoci mi sono reso conto che si esprimono con una lingua diversa da quella che l’organizzazione considera sicura.

Immaginate un meeting di un progetto dove qualcuno dice: ‘quella deadline non è realistica’. In realtà molti sentono negatività in quell’affermazione che magari voleva solo essere fattuale.

Oppure immaginate qualcuno che dica ’non mi avete dato abbastanza informazioni’. Il messaggio percepito dai colleghi può variare da ’non sa fare squadra’ a ’non sa gestire le risorse che ha’.

Un collega che afferma che un dato processo non ha senso, viene spesso percepito come un attacco alle persone che lo governano invece che una critica al processo in se.

Così il problema smette di essere ciò che è stato detto e diventa chi ha osato dirlo, perché ha infranto una regola non scritta: tutti possono pensare una cosa, purché nessuno la esprima con troppa chiarezza in presenza di testimoni chiave.

La politica d’ufficio è spesso una masterclass di ambiguità e frasi come ‘parliamone di persona’, ‘apprezzo la passione che metti nelle cose’, oppure ‘serve un maggiore allineamento’, che pur venendo presentate come diplomazia dai toni pacati, spesso sono una richiesta di smettetela di essere diretti davanti alle persone sbagliate.

Per questo nelle organizzazioni bisognerebbe imparare prima il linguaggio che il contenuto, e invece di dire ‘questa richiesta non ha senso’, vi toccherà imparare a dire ‘mi aiutate a capire come immaginate che questa funzionalità venga implementata?’. E invece di dire ‘chi ha deciso questa assurdità?’, sarà meglio che impariate a dire ‘mi spiegate per favore quale è stato il processo decisionale per arrivare a questa richiesta?’

Il punto non è che siete pessimi nella dialettica che si sviluppa in ufficio, è solo che rifiutate di accettare che nel contesto lavorativo l’ambiguità viene premiata più che la chiarezza in modo strategico.

Capisco che vi dia fastidio, da fastidio anche a me, fatico anche io con questo lingo.

Però chiedetevi: se al di la del linguaggio che esprimiamo, che la collettività accetta, avete la fortuna di lavorare in un’azienda dove conta di più potersi esprimere - fosse anche con un linguaggio che dovete ancora imparare e fare vostro - non credete che valga la pena impegnarsi per trovare un modo di avvicinarvi ai vostri colleghi?

D’altronde, se lavorate in un’azienda che tutto sommato vi capisce, le chances sono che se non lo imparate qui - questo linguaggio - difficilmente vi daranno l’opportunità di impararlo altrove. Quindi tanto vale…

Cosa ne pensate?