Il management è pieno di falsi miti, ma ce n’è uno che merita di essere demolito più degli altri: la maggior parte dei manager “fuoriclasse” non sono tali, ma solo il prodotto perfetto del contesto in cui si trovano.
Se gli cambi settore, togli il brand e il mercato che conoscono da vent’anni, nella maggior parte dei casi, del manager stellato resterà solo una persona normale che improvvisamente non sembra più così brillante.
Recentemente, ho letto un post sul founder-market fit e mi sono accorto che in Italia il tema è ancora più interessante perchè abbiamo più aziende di lungo corso che start-up e il problema diventa assimilabile a uno di manager-market fit.
Ovvero, volete lavorare nel Fashion? Fantastico, ma ce lo avete davvero il DNA del mercato in cui vorreste operare?
Questa è una domanda che tutti dovremmo farci prima ancora di inviare un curriculum, prima di tutte le altre!
Prendo me come esempio perché è l’unico caso su cui posso parlare senza inventare nulla.
Io sono molto forte nell’ecommerce ma sono sostanzialmente agnostico rispetto al settore: mi interessa capire come cresce un business, come migliora la marginalità, come si costruisce una macchina di acquisizione clienti. Che questa cosa sia applicata agli orologi di lusso oppure ai pannolini mi è indifferente.
Peccato che per la maggior parte delle aziende italiane che operano nel fashion o nel luxury questo sia un peccato mortale!
Anche se non la sottoscrivo, posso comprendere la logica di questa discriminazione. Per alcuni settori non basta essere un bravo manager, devi parlare anche la lingua del prodotto ai proprietari delle maison (che ne sanno a iosa) e devi risultare allineato con la loro visione stilistica.
Questa è una cosa che non la impari in un MBA e che se non ce l’hai — mi dispiace — puoi prendere tutte le decisioni giuste sulla carta e fallire comunque miserabilmente nella comunicazione.
Ed è qui che casca l’asino.
Scommetto che ciascuno di voi che leggete ha almeno idealizzato un manager e che ambisca a “raggiungerlo”.
Eppure il talento non è una caratteristica universale, e quei risultati che attribuiamo al nostro manager di riferimento sono per lo più la conseguenza di un incastro perfetto tra persona, settore, mercato e momento storico.
Insomma, siamo tutti affetti da success bias quando osserviamo gli altri e non è una considerazione da poco!
Per questo ogni volta che leggo l’ennesimo articolo sul manager “che può fare qualsiasi cosa” sorrido.
No, non può.
Quelli capaci di spostarsi tra settori completamente diversi e vincere ogni volta sono rarissimi.
Il resto sono ottimi professionisti che hanno trovato il loro ecosistema ideale e ormai in quello ci sguazzano ma al primo inciampo vero avrebbero problemi a riciclarsi, lo sanno e hanno paura.
Non ci sarebbe nulla di male ad ammetterlo, ma si sa, mai mostrare vulnerabilità, no?
🎵 Soundtrack: Common People — Pulp
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