Malvag.io
Persona pensierosa seduta in autobus: 'io mentre cerco di capire perché scrivo su linkedin'

Ma che me ne faccio di LinkedIn?

Nelle ultime due settimane di pausa estiva me lo sono chiesto seriamente: ma che me ne faccio di LinkedIn?

Non lo uso per cercare lavoro, un po’ perché sto bene dove sono e un po’ perché, per il tipo di salto professionale che potrei voler fare, probabilmente non è neanche il canale migliore.

Non guardo quasi mai il numero dei follower o delle interazioni. D’altronde, non ambisco a diventare influencer di ‘sta cioffola, anche perché non ho libri, corsi, eventi o consulenze da vendere, né aziende da promuovere. Non sono neanche un commerciale, per cui non devo generare lead né qualificare quelli esistenti. E non sono un social media manager che deve gestire canali. Non organizzo convegni.

Eppure scrivo abbastanza regolarmente. Perché continuo a farlo?

Non credo sia quella vaga forma di dipendenza da endorfine che affligge i TikToker: di fatto, il sabato e la domenica per lo più sto zitto e in vacanza riesco serenamente a farmi una beata manica dei social.

Capirete anche voi che, se avessi davvero un obiettivo professionale preciso, probabilmente scriverei in maniera molto diversa, magari in modo meno caustico perché, diciamocelo, il mio modo di stare su LinkedIn potrebbe essere considerato persino controproducente.

Quello che scrivo resta permanentemente su Internet e contribuisce inevitabilmente a costruire un’immagine pubblica di me: una voce forse ingombrante e certamente poco disposta ad allinearsi.

Qualcuno potrebbe pensare:

  • questo scrive continuamente, ma lavora?
  • vuole vendersi e ha bisogno di visibilità?
  • è una persona che appare invece di essere?

E attenzione: tutto questo potrebbe benissimo essere vero!

Il punto è che non sto scrivendo per un pubblico: lo sto facendo per me e continuo a considerare i social più come un diario aperto che come un mezzo per raggiungere un fine.

Scrivo perché ho bisogno di avvicinarmi agli altri invece di restare dentro di me, per mettere in ordine i miei pensieri, per razionalizzare quello che mi succede.

Scrivo, a volte, per esorcizzare le paure che albergano in molti di noi e che altrimenti resterebbero senza nome.

Scrivo, e sento che la libertà di poterlo fare senza preoccuparmi delle conseguenze, vere o presunte, sia già di per sé un privilegio: quello di chi ha smesso di aver paura che, un domani, il proprio job title possa non essere più all’altezza dell’immagine brillante che ha di sé.

Mi basta che, ogni tanto, scrivere qui dia un po’ più di senso alla mia giornata e mi faccia diventare una persona appena migliore di quella che ero prima di pubblicare qualcosa.

io mentre cerco di capire perché scrivo su LinkedIn

Capisco che, come KPI, non sarà granché misurabile, ma in fondo chissenefrega, io intanto scrivo.


🎵 Soundtrack: This Must Be the Place (Naive Melody) — Talking Heads
Ascolta su Spotify