Malvag.io
Manager illustrato con il testo 'fare ciò che è semplice non vuol dire fare piccole cose'

Piccolo non significa semplice

Io ce l’ho piccolo e semplice: parlo ovviamente del portafoglio progetti, miei maliziosissimi lettori, cosa avevate capito?

D’altronde confondere ciò che è semplice con ciò che è piccolo è uno degli errori più costosi nella gestione dell’IT aziendale.

Qualcuno esclama: “abbiamo troppi software!” E subito parte la grande razionalizzazione: ridurre applicazioni, fornitori, piattaforme, e possibilmente infilare tutto dentro una suite.

Il risultato sulla carta è che da 27 applicazioni aziendali passiamo a 12, e magari la complessità dell’integrazione è radicalmente aumentata… come è possibile?

Questo avviene perché il numero di software è una misura della dimensione del portafoglio, non della sua complessità. La seconda si misura chiedendosi quanto siano interdipendenti i software — banalmente mappando graficamente l’infrastruttura — e meno software non significa sempre meno dipendenze, anzi, potrebbe essere il contrario.

Due aziende

Immaginate la prima azienda che utilizza 30 applicazioni. Ognuna ha uno scopo chiaro, possiede dati ben definiti, comunica attraverso interfacce API e può essere sostituita senza provocare una riunione di crisi con sette dipartimenti.

La seconda ne utilizza 8, di cui due mega suite software. Ma si scopre che per cambiare una funzione nel CRM bisogna verificare cosa succede all’e-commerce, chiedere al fornitore dell’ERP, modificare tre integrazioni e trovare l’unica persona che sa ancora perché certe cose funzionano.

Da qualche parte c’è anche un Excel che alimenta un processo che doveva essere temporaneo all’integrazione dell’ultima suite e che non viene più manutenuto dal 2019, ma dal quale passano moltissimi flussi dati.

Poi ci sono due complessissimi Excel per il riparto dei costi di licenze perché le suite fatturano tutto in un contratto: costi opex marketing, costi di licenze IT, consumabili AI che competono un po’ all’e-commerce e un po’ al CRM. Tutto insieme in un mappazzone aggrovigliatissimo.

Quale delle due aziende — secondo voi — avrà l’IT più semplice?

La vera questione

Semplice non è il contrario di grande. Semplice è il contrario di intrecciato, interconnesso!

Questo cambia il modo in cui dovremmo guardare un application portfolio.

La domanda di un CIO non dovrebbe essere soltanto: quante applicazioni possiamo eliminare? Piuttosto dovrebbe chiedersi: “quante applicazioni possiamo cambiare senza doverne cambiare altre cinque?”

Un sistema grande può essere comprensibile, modulare e governabile. Un sistema piccolo può essere un groviglio di dipendenze, eccezioni e conoscenza tribale.

Ne conoscete anche voi di aziende che hanno fatto scelte simili e ora hanno la tecnologia aziendale che sguazza nella palta? Cosa gli direste per supportare la tesi che piccolo non vuol dire semplice?