Priscilla è una marketing director brillante e negli ultimi dieci anni della sua carriera il rituale è stato sempre lo stesso: ricevere i dati da CRM, ERP e piattaforme marketing come CSV, e poi vai di grandi VLOOKUP, tabelle pivot, formule, pulizia dei dati, primi grafici.
Excel non era solo un software, era il compagno indispensabile e fidato con cui condividere gioie e dolori dei dati che analizzava, e trasformarli in pensiero.
Una relazione solida, maturata in anni trascorsi insieme, monogama e apparentemente senza possibilità di crepe.
Ma oggi a temptation AI-Land, questo idillio potrebbe cominciare a sgretolarsi.
Infatti, quando un LLM come ChatGPT è collegato correttamente ai sistemi aziendali attraverso API, conosce il modello dati e comprende il contesto di business può interrogare direttamente il database e produrre già gran parte delle trasformazioni ETL, l’integrazione tra fonti differenti, le prime analisi di dettaglio e la data visualization.
Allora, in questo senso, il digital manager smette di avere una relazione simbiotica con Excel, anche se lui non sparisce del tutto, il rapporto si trasforma: Excel rimane uno strumento straordinario per controlli, simulazioni, analisi specialistiche e casi in cui la manipolazione manuale è ancora il modo migliore per lavorare. Perde tuttavia un ruolo che per anni è sembrato renderlo intoccabile: non è più uno strumento obbligatorio per arrivare dall’informazione all’insight.
Secondo me è un cambiamento molto più culturale che tecnologico, perché iniziando a costruire software che parlano il linguaggio delle persone la competenza si è spostata dalla capacità di ricordare una formula complessa e saperne fare il debug, alla capacità di saper porre la domanda giusta, verificare la risposta (perché si sa, GPT non è perfetto e a volte allucina) e infine inserirla in un processo decisionale.
Per questo la crisi nella storia d’amore tra Priscilla ed Excel è una metafora del cambiamento in atto dove strumenti più giovani e — in un certo senso meno rigidi — fanno innamorare nuovamente un’intera generazione di manager perché, improvvisamente, qualcuno restituisce loro il tempo cognitivo e la libertà di pensiero, invece di pretendere una relazione esclusiva e a volte francamente soffocante.
Questa riflessione è solo la prima puntata di una serie. Ne seguiranno altre e fra una settimana parleremo di un CFO che pur difendendo pubblicamente la relazione con la sua ERP in privato passa le serate divertendosi con Claude. 😈
E ora la parola passa a voi.
Ritenete si stia assistendo all’inizio del declino di Excel come interfaccia universale del dato oppure stiamo semplicemente spostando il punto in cui avviene il lavoro, lasciando a Excel un ruolo diverso ma ancora centrale?
Mi interessa soprattutto il punto di vista di chi vive questa trasformazione ogni giorno in azienda.
🎵 Soundtrack: Smooth Operator — Sade
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