Malvag.io
Visualizzazione del buco nero PWRR che risucchia piccoli package e commercianti

PWRR: Quando una Norma Ambientale Diventa Barriera all'Ingresso

L’Europa è un mercato unico per il consumatore ma per gli e-commerce più piccoli, dal 12 agosto, di fatto ci sono 27 normative PWRR diverse a cui ottemperare.

Questo è un problema, e bello grosso, specie perché tarpa le ali ai produttori e commercianti più piccoli e crea invece una barriera all’ingresso che protegge i giganti.

Come? Presto detto:

Il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) entrando in vigore ha portato con sé un meccanismo che — complice anche il lancio ferragostano — in pochi avranno inteso: ovvero, la responsabilità del produttore sugli imballaggi segue il Paese in cui il prodotto viene venduto, non quello dal quale viene spedito. Di più: la responsabilità del produttore si estende sul venditore se questo è il primo a commercializzare il prodotto in quel paese.

Avete inteso bene: se un piccolo e-commerce italiano rivende un prodotto già confezionato a un consumatore francese, può diventare il soggetto che introduce per la prima volta quell’imballaggio nel mercato francese e quindi essere chiamato ad ottemperare agli obblighi EPR.

La cosa è valida anche per il dropshipping, perché conta il soggetto che vende e introduce un nuovo prodotto sul mercato di uno dei 27 partner europei.

Il principio ambientale è inattaccabile, per carità: chi immette imballaggi in un mercato è giusto che contribuisca al costo della loro gestione.

Il problema è di natura organizzativa, e ovviamente anche economica. Per un grande retailer è chiaro che le registrazioni EPR in venti Paesi siano solo un costo operativo: Amazon se ne sbatte di qualche migliaio di euro di costo in più e un po’ di adempimenti.

Per un e-commerce da 100.000 euro con 300 euro di ordini dalla Finlandia e 700 dal Belgio, invece, i costi fissi di compliance possono ampiamente superare il margine generato da quei mercati: la scelta razionale potrebbe quindi diventare smettere di servirli. E questo riduce la concorrenza sul mercato e favorisce gli oligopoli.

Per di più, vige un obbligo di nominare un referente EPR per ogni mercato. La Commissione ha proposto di sospenderlo fino al 2035, ma il Consiglio Europeo ha bloccato tutto e il Parlamento discuterà di un’esenzione per le microimprese — prima lettura non prima di ottobre.

Nel frattempo la norma è in vigore senza eccezioni.

Idealmente un modello one-stop come quello dell’OSS per l’IVA — unica registrazione, dichiarazione e ripartizione automatica fra gli Stati — sarebbe auspicabile e manterrebbe il principio EPR senza trasformarlo in barriera.

È chiaro che una normativa sul controllo ambientale del packaging è giusta e necessaria. Mi chiedo però — se implementata in modo così approssimativo — se non stiamo intanto costruendo una barriera che favorirà chi ha già la scala per gestirla, eliminando dal mercato chi non ce l’ha.

Che ne pensate? Avete mai affrontato questo tema per i vostri e-commerce?


🎵 Soundtrack: Money Money Money — ABBA
Ascolta su Spotify