Ho appena concluso il mio primo ciclo di docenza presso l’Istituto Europeo di Design, dove ho insegnato CRM.
È stato interessante vedere come una materia che molti continuano a considerare tecnica, fredda o addirittura da smanettoni del dato sia in realtà una delle ultime vere discipline creative del marketing.
Con studenti di 20-22 anni abbiamo parlato di CRM, KPI, CLV, loyalty, omnicanalità, GDPR e concorsi a premi. Ma soprattutto abbiamo parlato di persone: di relazioni, comportamenti, desideri, retention e identità di marca.
Bellissima anche la testimonianza di Silvia Covi, che ha raccontato come si possa arrivare al CRM partendo da un percorso creativo, e di quanto fashion e beauty affrontino il dato in modi profondamente diversi.
Per me è stato anche un esercizio personale: mettere ordine in anni di esperienza sul campo e trasformarli in qualcosa di insegnabile. Forse persino in un futuro libro. Malvagissimo, ovviamente.
E forse è proprio questo il punto: arriva un momento in cui fare solo il dirigente non basta più.
Sei lì e capisci che non sarai lì per sempre, che sei arrivato dove mai avresti pensato di poter arrivare, e ora? La tieni per te l’esperienza che hai fatto lungo la via oppure ti viene voglia di restituire qualcosa, condividere strumenti, aprire prospettive a chi inevitabilmente dovrà venire dopo di te?
Anche perché le nuove generazioni avranno tanti difetti, ma una qualità enorme: non hanno ancora imparato a dare per scontate le cose sbagliate.
E soprattutto, se è vero che sono la voce contrarian nel sistema, quello amato da pochi, disprezzato dai molti dinosauri che ho già spedito a raccogliere margherite e temuto da quello che ancora ne restano, perché non far loro il dispetto finale formando direttamente tanti mini-me in modo che diventino il meteorite del rinnovamento nel marketing italiano?
Buona fortuna miei giovani adepti, che sia quello del successo oppure quello di una meteora che attraversando l’atmosfera s’incendia e porta cambiamento, in ogni caso v’aspetta un destino luminoso.