Stanford HAI ha appena pubblicato il report AI 2026 e il quadro che ne ho ricavato è quello di un contesto in continuo mutamento, ben lontano dal trovare un equilibrio.
Una cosa comunque è abbastanza chiara: l’intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento che usiamo, ci ridisegna piuttosto man mano che la usiamo e cambia il mondo che ci circonda: atteggiamento, utilizzo degli strumenti, investimenti, economia, mercato del lavoro… tutto.
Sei numeri che dicono tutto
Alcuni numeri estratti dal report di Stanford possono aiutarci a capire meglio la situazione:
1. Investimenti raddoppiati Gli investimenti nel settore AI sono più che raddoppiati nel 2025 (+127,5%) e ora rappresentano il 60% dell’investimento totale.
2. Startup AI dominano Le startup AI sono ormai il 71% delle aziende finanziate nel 2025 dai fondi d’investimento.
3. Surplus di produzione in crescita esponenziale Il surplus di produzione legato alla AI generativa è aumentato del 54%, toccando i 172 miliardi di dollari negli USA, con il valore medio generato per utente triplicato nello stesso periodo. (Cioè se hai l’impressione di stare lavorando di più, non è un’impressione!)
4. Adozione diffusa (ma superficiale) Il 2025 ha visto una diffusione dell’AI nell'88% delle organizzazioni anche se l’utilizzo di agenti AI è ancora nelle ‘single digits’ (e ci sta perché un agente è infinitamente più complesso di un chatbot).
5. Adozione più veloce di PC e internet In soli tre anni, l’adozione dell’AI generativa ha raggiunto il 53%, superando la velocità di diffusione di PC e internet.
6. Potenza di calcolo alle stelle La capacità di calcolo mondiale dedicata all’AI è cresciuta di 3,3× ogni anno dal 2022.
Il vero problema: chi controlla
Il punto, peraltro, non è la crescita in sé, ma chi la controlla.
Oltre il 90% dei modelli che contano è chiuso, opaco, nelle mani di poche aziende per lo più americane e cinesi, così come la capacità di compute.
Traduzione: un meraviglioso, gigantesco vendor lock-in all’interno di un monopolio, il sogno di qualunque super villain.
Il Paradosso del Progresso
Per lavorare più velocemente (come ti è richiesto perché ormai “tutti lo fanno”) accedi pagando a una tecnologia opaca che impara da quel che fai rendendoti al contempo obsoleto. Tecnologia, peraltro, in mano a quattro gatti.
Questa non è una rivoluzione democratica dell’accesso alla tecnologia, è concentrazione di potere travestita da innovazione, e ci siamo già dentro fino al collo.
Quando arriva l’equilibrio?
Troveremo un nuovo equilibrio? Sì, forse, ma non nel modo che vorremmo sentirci dire: dipende da quanto la concentrazione di potere diventi politicamente intollerabile.
Se frammentazione dei mercati, backlash sociale, e disruption nei mercati è tale che il danno supera ampiamente i vantaggi, il sistema si riequilibrerà non per etica, ma per sopravvivenza.
La scelta
Quindi scegli da che parte stare, senza illusioni:
O costruisci competenze che restano anche senza AI, oppure accetti di diventare un’interfaccia usa-e-getta sopra sistemi che non controlli.
Tu, che cosa scegli?
Fonte
Stanford AI Index Report 2026
https://hai.stanford.edu/assets/files/ai_index_report_2026.pdf
Stanford University’s Human-Centered Artificial Intelligence (HAI) institute


Commenti